Tullio Vietri
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TULLIO VIETRI (Oderzo 1927 - Bologna 2016)

Tullio Vietri è artista e intellettuale impegnato nel proprio tempo: la sua pittura documenta l'ultimo mezzo secolo di storia italiana e occidentale interpretandone le dinamiche e i fattori di trasformazione sociale, economica e politica. Egli ha dato forma alle speranze e denunciato le delusioni, sottolineato le conquiste ed evidenziato le sconfitte nella stagione della ricostruzione e del boom economico, della guerra fredda e dell'industria avanzata, della comunicazione di massa e del villaggio globale. Vietri è "pittore civile" che fonde ricerca artistica e impegno etico, che crede all'uomo e ai suoi valori spirituali, alla libertà degli individui e alla giustizia sociale.
Bolognese per adozione e formazione, ha esordito come pittore già negli anni '40, divenendo protagonista di fama nazionale nei decenni '60 e '70. Il suo linguaggio, pur memore delle tendenze astratte del '900 (soprattutto Mondrian), si è primariamente ispirato a maestri figurativi come Giotto e Masaccio, Michelangelo e Caravaggio, Velazquez e Goya, Munch e Picasso, De Chirico e Morandi, Sironi e Bacon. Vietri si è impegnato a realizzare una "cronaca" per immagini della storia sociale del suo tempo, configurandola attraverso emblematici volti e persone, città e piazze, strade e territorio.
Pur partecipando ad importanti rassegne espositive a Parigi, Berlino e Los Angeles, dagli anni '80 si è volontariamente escluso da un mondo artistico sempre più condizionato da esigenze mercantili e privo di autentiche finalità culturali. La ricerca pittorica però non si è mai interrotta pur rimanendo confinata nel suo studio: con immutati intenti etico-estetici, ha elaborato immagini sempre più essenziali e sintetiche, dure ed estreme, lavorando alacremente per assecondare un'esigenza artistica e per compiere un dovere testimoniale.
Nel tempo la sua figurazione è divenuta più drammatica, con colori ottenebrati, forme sfocate, segni infranti, passando da un solido "realismo" ad un tendenziale "astrattismo": la deliberata alterazione, fin quasi alla perdita della organicità, ha reso evidente la regressione e la devastazione sempre più incombenti su società e ambiente. Così l'ultima produzione evidenzia una forma sempre più frammentata, una leggibilità sempre più problematica, per esprimere la crisi del mondo occidentale. Il suo è un lavoro che, ponendo l'"uomo" a tema centrale, rileva la perdita di prospettiva sociale, civile ed estetica; soprattutto rende manifesta la degradazione dei rapporti tra persona e collettività, lo squilibrio tra umanità e natura, denunciando una conflittualità oggi sempre più violenta, frequente e planetaria.
Vietri si inserisce nella "linea espressionista" dell'arte del '900, evidenziando i pericoli incombenti sulla società consumistica che, senza più memoria intellettuale, identità culturale e valori spirituali, rischia di precludersi il futuro: così l'ultima produzione pittorica assurge a lamentazione civile, a invocazione morale per garantire la sopravvivenza della natura, per salvaguardare l'umanità, per tutelare i diritti fondamentali di ogni individuo.

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